Il Profeta – K Gibran

 

 

Come andrò via in pace e senza dolore?

Oh, non lascerò questa città senza una ferita nel mio animo

Lunghi furono per me i giorni di pena tra le sue mura

E lunghe furono per me le notti di solitudine;

e chi può distaccarsi dalla sua pena e dalla sua solitudine senza rimpianto?

 

Troppi frammenti dell’animo ho disseminato in queste strade

E troppi sono i figli del mio ardore

Che vagano nudi tra queste colline,

ed io non posso ritrarmi da loro senza peso e dolore.

 

Non è una veste, un abito che oggi io getto via,

è una pelle che lacero con le mie proprie mani.

Né è un pensiero che lascio dietro di me,

ma un cuore reso dolce dalla fame e dalla sete.

 

Pure, non potrò indugiare più a lungo.

Il mare mi chiama, che tutto chiama a sé,

e io devo imbarcarmi.

Poiché restare, benché brucino le ore nella notte,

significherebbe raggelarsi e cristallizzarsi

Essere costretto in una forma

 

Volentieri porterei con me tutto quello che è qui

Ma come potrò?

Una voce non può recare con se la lingua e le labbra che le diedero le ali

Dovrà da sola cercare l’etere

E sola e senza il suo nido, l’aquila volerà nel sole

 

 

Dedicata alla mia gabbia….